A quando la carta d’identità?

Facebook non ha nessun rappresentate ufficiale in Italia: l’unica sede in Europa è quella di Londra. Nessun problema fin quando non viene bloccato il proprio  l’account. Qualcuno ne sa qualcosa.

Senza dover andare troppo indietro, FBHive all’inizio di Giugno ha segnalato un bug che permetteva l’accesso incondizionato alle informazioni personali di qualsiasi account presente sul social netowork. La segnalazione  a Facebook è stata fatto il 7 Giugno e solo dopo il 23 Giugno, quando FBHive ha pubblicato un post,  il bug è stato preso sul serio e corretto nell’arco di qualche ora. Senza dover entrare troppo nel tecnico il bug permetteva, tramite la modifica a piacimento del parametro “userid”, inviato dalla pagina che gestisce le modifiche al proprio profilo personale, la visualizzazione delle informazioni personali dell’account avente l’userid specificato.

L’ultima moda di Facebook sono state le vanity url, ovvero la possibilità di legare (in maniera indissolubile) una URL breve al proprioprofilo. Una mossa, forse avventata, fatta per portarsi alla pari di altri tutti i social network concorrenti. Il cybersquatting era inevitabile e così è stato. Per correre ai ripari hanno attivato un metodo di verifica:

Prima di impostare il tuo nome utente, devi verificare il tuo account.

Prossimamente verrà chiesta la carta d’identità per poter usare un social network?

La privacy è sempre un concetto astratto, che nei prossimi anni si dovrà delineare. Questo concetto si evolverà con l’evolvere dei cittadini digitali che sempre più faranno coincidere la propria identità reale con quella virtuale.

Per ora manca la consapevolezza del Web: Internet ha memoria ed è sempre disponibile.
Facebook, come altri social network, è già la nostra carta d’identità on-line:  dati anagrafici, relazioni interpersonali, tendenze (politiche, sessuali,ecc..), ecc.

Si possono utilizzare tutti i social netowrk che si vuole, ma è necessario avere ben chiaro quale sarà il bacino di utenti che usufruirà delle nostre informazioni. A tal proposito consiglio la lettura della guida alla configurazione dei parametri sulla privacy previsti da Facebook e la policy scritta da Giovy.

 

Privacy? Questione di numeri

Dices

Difficile non aver sentito parlare di Social network negli ultimi tempi. Perfino telegiornali e quotidiani ne stanno parlando. Il fenomeno Facebook è esploso: oltre 100 milioni di iscritti totali e circa due milioni e mezzo italiani. Tra i numeri bisogna intravedere anche account doppioni o abbandonati, ma restano comunque numeri di tutto riguardo. Bello rimanere in contatto con gli amici, sempre, in ogni momento. Bello poter contattare amici ora lontani con un solo click.

Un dipendente di una compagnia telefonica Australiana di 21 anni chiama in ufficio per annunciare la sua indisposizione non prima di aver scritto sul proprio profilo di Facebook: “Kyle Doyle is not going to work, fuc* it i’m still trashed. SICKIE WOO!” (ndr. Kyle Doylenon andrà al lavoro… Sono ancora devastato. VIVA LA MALATTIA!”). Per sua sfortuna, il suo capo letta la frase dal feed dei contatti di Facebook, non ha fatto altro che chiedergli il certificato per giustificare l’assenza. Ammesso che sia una bufala è così lontano da essere reale?

Andrea Feick e Hannah Emerson, due studentesse sconosciute ma con la passione per Facebook, lo scorso mese, sono state in compagnia di Bono degli U2 in Costa Azzurra. Le due ragazze, aspiranti modelle, hanno inserito le foto della gita su Facebook: dopo il Nikki Beach Bar la compagnia si è spostata sul “Cyan”, lo yacht da 12 milioni di sterline di proprietà del chitarrista degli U2, The Edge per finire all’Oxybar di Saint Tropez. Il tutto per vantarsene con la piccola cerchia di amici, se non era per l’iscrizione di Andrea Feick al gruppo geografico di New York. Circa un milione di persone che possono accedere al suo profilo e alle sue fotografie. Non credo che la moglie di Bono sia così entusiasta delle fotografie viste sul Daily Mail.

Sicuri del numero di amici che avete e di chi siano realmente?
Per non parlare poi delle vulnerabilità dell’applicazione del social network stesso.