Le Webmail sono morte, viva le Webmail

Il fenomeno Webmail 2.0 è scoppiato da quando Google con la sua Gmail, ha scosso i concorrenti proponendo svariati giga per archiviare la propria posta elettronica online.
Non sempre però va tutto come dovrebbe e succede che la privacy della propria casella viene messa a rischio da vulnerabilità XSS e CSRF; evidentemente di criticità media-bassa nella svariata maggioranza di casi.
In questo caso però, grazie alla somma di più problemi un attacker può modificare le configurazioni delle caselle di posta elettronica delle vittime, impostando l’inoltro automatico di tutte le mail in arrivo verso un account e-mail da egli controllato. In tal modo è possibile violare la riservatezza delle caselle delle vittime senza ricorrere ai comuni metodi di identity stealing (cookie stealing, credential stealing), ma semplicemente inviando e-mail, preparare ad arte, alle vittime.
La pericolosità di questa tecnica è resa critica grazie a tre fattori:

  1. semplicità di exploiting (cross-browser)
  2. scarsa awareness della vittima (nessuna interazione richiesta oltre all’apertura della mail stessa)
  3. diffusione sul web (ampia diffusione della piattaforma vulnerabile e possibilità di propagazione virale)

Sia chiaro, nessuna novità nella categoria delle vulnerabilità delle Web Application, ma una dimostrazione di come l’insieme di alcune di queste può portare ad uno dei più gravi problemi mai registrati on-the-wild su Web Application. I bug scoperti sono adatti per sfruttati da quello che potrebbe essere uno dei più grandi e gravi Worm delle Web Application: numero di domini Internet coinvolti maggiore di 10 (cross-domain) e semplicità di propagazione.

Prima di scendere nei dettagli del funzionamento dell’attacco è doveroso precisare che il problema è stato corretto a tempo di record dal vendor che si è dimostrato attento alla sicurezza dei propri clienti.

(Continua…)

 

Partiti politici: a volte si trovano tutti d’accordo


Creative Commons License photo credit: ƒreg

E’ un momento assai tragicomico per il panorama politico su Web.
Non più di dieci giorni fa Roberto Scaccia segnalò una vulnerabilità sul sito del PD che ha dato il via ad una serie di segnalazioni a tutto campo. Punto Informatico, rifacendosi ad una pubblicazione di Matteo Flora, ha intitolato un articolo “Elezioni, siti Web a rischio?“. Lo stesso Flora ha rincarato la dose con un articolo dal titolo “La politica dell’ignoranza” da dove riporto:

Questi episodi ricordano come l’Italia, sotto questo versante, abbia ancora molto da imparare. Credo che sia assolutamente necessario iniziare a chiedere la qualità.

La lista dei siti Web politici è già lunga, ma sono sicuro che si potrebbe allungare ancora.
Continuare lo sproloquio di domini vulnerabili ha poco senso. Avrebbe senso, forse, segnalare le vulnerabilità attive ai proprietari e ai realizzatori, ma con quale speranza? Forse quella che, nella migliore della ipotesi, non si veda mai risposta.

Non è la fama che cerco, ma una maggiore consapevolezza nelle tecnologie utilizzate, altrimenti che senso ha utilizzarle come propaganda?

Non mi sembra che evitare XSS e SQL Injection (lasciando perdere le altre vulnerabilità meno di moda) sia così complesso. Ma si sa, in Italia, si corre ai ripari solo dopo che si finisce sui canali main-stream; “Striscia la Notizia” in primis. Che tristezza.

Internet è una massa critica, diversa da quella dei media tradizionali, ciò ne richiede un utilizzo consapevole e sincero. Proprio in questi ultimi giorni si è creata una intensa discussione e una lettera aperta dopo una intervista della Dott.sa. Graziottin a Porta a Porta.

Permettetemi un “plis visit de uebsait end plis pech ioars uebsait“.