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	<title>Matteo Carli &#187; Privacy</title>
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	<description>caffeina e passione</description>
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		<title>Twitter horror</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 17:04:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Carli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non nutro una particolare simpatia per i social network più famosi, preferisco occuparmi delle implicazioni che possono portare in ambito di privacy e web security. Twitter è una piccola eccezione: mi piace perchè è immediato e semplice. Twitter, come altri social network, è stato bersaglio di problemi di sicurezza nel corso del tempo. Recentemente ho [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non nutro una particolare simpatia per i social network più famosi, preferisco occuparmi delle implicazioni che possono portare in ambito di privacy e web security. Twitter è una piccola eccezione: mi piace perchè è immediato e semplice.</p>
<p>Twitter, come altri social network, è stato bersaglio di problemi di sicurezza nel corso del tempo. Recentemente ho notato, insieme a <a href="http://sites.google.com/site/tentacoloviola/" target="_blank">Rosario Valotta</a>, <strong>un problema di sicurezza che poteva permettere ad un attaccante di prendere il pieno controllo di un account</strong> tramite il click su di un link da parte della vittima.</p>
<p>Più nel dettaglio il problema era relativo alla validazione dei parametri della query string: a causa di alcuni <a href="http://unicode.org/charts/PDF/U0080.pdf" target="_blank">caratteri Unicode </a>non correttamenti gestiti dall&#8217;applicazione e dall&#8217;output del nome del paramentro senza encoding era possibile far scattare un XSS richiamando una URL di questo genere:</p>
<blockquote><p>http://twitter.com/testxss?&lt;script&gt;alert(&#8216;xss&#8217;)&lt;/script&gt;=%A2</p></blockquote>
<p>Il problema della <a href="http://brian.mastenbrook.net/display/36" target="_blank">validazione dei caratteri unicode su Ruby On Rails</a>, framework sul quale Twitter è basato, è <a href="http://groups.google.com/group/rubyonrails-security/msg/7f57cd7794e1d1b4?pli=1" target="_blank">stato risolto a Settembre 2009</a>. Niente di nuovo, anche se non eravamo a conoscenza dell&#8217;articolo prima di fare indagini sulla vulnerabilità trovata. E&#8217; buffo che nei primi giorni di Settembre, Brian Mastenbrook (a cui vanno i crediti per il problema degli Unicode su RoR), sul suo blog ha dichiarato:</p>
<blockquote><p>After a few days of not receiving a response from either vendor, I decided to ping both of them to get an update. I pinged a security researcher who I knew worked at Twitter, and after a little back and forth things were <strong>quickly resolved and Twitter was patched</strong>.</p></blockquote>
<p>Probabilmente hanno installato la patch senza fare code review dell&#8217;intero software o perlomeno delle funzioni utilizzate per la validazione dell&#8217;output.</p>
<p>L&#8217;XSS sul dominio twitter.com permetteva il pieno controllo dell&#8217;account della vittima al solo click di un link presente in un twit . Una falla innocente, come viene classificato l&#8217;XSS, in questo caso poteva innescare una infezione virale proprio per la natura su cui si basano i social network.<br />
Tecniche come identity stealing, malware distribution e spam sarebbero state immediate.</p>
<p>Il video seguente dimostra in azione la vulnerabilità sfruttata da un JavaScript di poche righe scritto in qualche minuto:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/2MbCD9qFpIc&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/2MbCD9qFpIc&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Twitter dovrebbe curarsi maggiormente della sicurezza dei propri utenti, ed essi dovrebbero avere maggiore cura delle informazioni personali che pubblicano nel World Wide Web.</p>
<p>Disclosure:</p>
<ul>
<li>27 Ottobre: trovata la vulnerabilità</li>
<li>28 ottobre:  Twitter avvisato del problema</li>
<li>3 Novembre: Twitter riconosce il problema nella advisory di Brian Mastenbrook (ma non era già stata installata la patch?)</li>
<li>10 Novembre: Twitter corregge la pagina di errore togliendo l&#8217;output del nome del paramentro</li>
</ul>
<hr />
<p><small>© <a href="http://www.matteocarli.com">Matteo Carli</a> - <a rel="license" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/">Creative Commons 2.5 (by-nc-sa)</a></small></p>]]></content:encoded>
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		<title>A quando la carta d&#8217;identità?</title>
		<link>http://www.matteocarli.com/2009/07/a-quando-la-carta-identita.html</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2009 06:25:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Carli</dc:creator>
				<category><![CDATA[(In)Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Privacy]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[Facebook non ha nessun rappresentate ufficiale in Italia: l&#8217;unica sede in Europa è quella di Londra. Nessun problema fin quando non viene bloccato il proprio  l&#8217;account. Qualcuno ne sa qualcosa. Senza dover andare troppo indietro, FBHive all&#8217;inizio di Giugno ha segnalato un bug che permetteva l&#8217;accesso incondizionato alle informazioni personali di qualsiasi account presente sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://punto-informatico.it/2500060/PI/Commenti/contrappunti-proprieta-facebook.aspx" target="_blank">Facebook non ha nessun rappresentate ufficiale in Italia</a>: l&#8217;unica sede in Europa è quella di Londra. Nessun problema fin quando non viene bloccato il proprio  l&#8217;account. <a href="http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2009/05/04/oggi-denuncio-facebook/">Qualcuno ne sa qualcosa</a>.</p>
<p>Senza dover andare troppo indietro, FBHive all&#8217;inizio di Giugno ha segnalato <a href="http://www.fbhive.com/private-facebook-info-accessible-with-a-simple-hack/" target="_blank">un bug che permetteva l&#8217;accesso incondizionato alle informazioni personali</a> di <strong>qualsiasi account presente sul social netowork</strong>. La segnalazione  a Facebook è stata fatto il 7 Giugno e solo dopo il 23 Giugno, quando FBHive ha pubblicato un post,  il bug è stato preso sul serio e corretto nell&#8217;arco di qualche ora. Senza dover entrare troppo nel tecnico il bug permetteva, tramite la modifica a piacimento del parametro &#8220;userid&#8221;, inviato dalla pagina che gestisce le modifiche al proprio profilo personale, la visualizzazione delle informazioni personali dell&#8217;account avente l&#8217;userid specificato.</p>
<p>L&#8217;ultima moda di Facebook sono state le vanity url, ovvero la possibilità di legare (<strong>in maniera indissolubile</strong>) una URL breve al proprioprofilo. Una mossa, forse avventata, fatta per portarsi alla pari di <span style="text-decoration: line-through;">altri</span> tutti i social network concorrenti. Il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cybersquatting" target="_blank">cybersquatting</a> era inevitabile e così è stato. Per correre ai ripari hanno attivato un metodo di verifica:</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-325 aligncenter" title="Facebook username verification" src="http://www.matteocarli.com/files/2009/06/facebook_username.gif" alt="Prima di impostare il tuo nome utente, devi verificare il tuo account." width="513" height="100" /></p>
<p style="text-align: left;">Prossimamente verrà chiesta la carta d&#8217;identità per poter usare un social network?</p>
<p>La privacy è sempre un concetto astratto, che nei prossimi anni si dovrà delineare. Questo concetto si evolverà con l&#8217;evolvere dei cittadini digitali che sempre più faranno coincidere la propria identità reale con quella virtuale.</p>
<p>Per ora manca la consapevolezza del Web: <strong>Internet ha memoria ed è sempre disponibile</strong>.<br />
Facebook, come altri social network, è già la nostra carta d&#8217;identità on-line:  dati anagrafici, relazioni interpersonali, tendenze (politiche, sessuali,ecc..), ecc.</p>
<p>Si possono utilizzare tutti i social netowrk che si vuole, ma è necessario avere ben chiaro quale sarà il bacino di utenti che usufruirà delle nostre informazioni. A tal proposito consiglio la lettura della guida alla <a href="http://www.allfacebook.com/2009/02/facebook-privacy/" target="_blank">configurazione dei parametri sulla privacy previsti da Facebook</a> e la <a href="http://www.giovy.it/2009/06/29/le-mie-policy-sui-vari-social-network/">policy scritta da Giovy</a>.</p>
<hr />
<p><small>© <a href="http://www.matteocarli.com">Matteo Carli</a> - <a rel="license" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/">Creative Commons 2.5 (by-nc-sa)</a></small></p>]]></content:encoded>
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		<title>Month of Twitter bug</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 08:14:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Carli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Luglio sarà il mese dei bug legati  a tutti i servizi che utilizzano le  API di Twitter: Month of Twitter Bug (MoTB per gli amici) appunto. Ieri sono stati pubblicati diversi XSS riguardanti il servizio bit.ly utilizzato per rendere più brevi le URL. La pericolosità degli XSS sta nel fatto che nell&#8217;account di bit.ly si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.matteocarli.com/files/2009/07/twitter.png"><img class="alignleft size-full wp-image-333" title="Twitter" src="http://www.matteocarli.com/files/2009/07/twitter.png" alt="Twitter" width="210" height="49" /></a> Luglio sarà il mese dei bug legati  a tutti i servizi che utilizzano le  API di <a href="http://twitter.com">Twitter</a>: Month of Twitter Bug (<a href="http://www.twitpwn.com/">MoTB</a> per gli amici) appunto.<br />
Ieri sono stati pubblicati diversi <a href="http://www.twitpwn.com/2009/07/motb-01-multiple-vulnerabilities-in.html">XSS riguardanti il servizio bit.ly</a> utilizzato per rendere più brevi le URL. La pericolosità degli XSS sta nel fatto che nell&#8217;account di bit.ly si possono inserire i profili di Twitter in modo da postare gli aggiornamenti direttamente da quel servizio. In questo modo un XSS può permettere all&#8217;attaccante di aggiornare l&#8217;account di Twitter della vittima senza che questa se ne accorga.</p>
<p><span style="text-decoration: line-through;">Per ora non sono state ancora pubblicate i dettagli del secondo servizio coinvolto a causa del fuso orario.<br />
</span>Per oggi 2 Luglio è statopublicato un <a href="http://www.twitpwn.com/2009/07/motb-02-reflected-xss-in-hootsuite.html">XSS sul servizio HootSuite</a> che permette la gestione di più account Twitter. Leggendo i commenti del post però sembra che ci siano altri XSS sul servizio oltre a quello segnalato dal MoTB<span style="text-decoration: line-through;">.</span></p>
<p><a href="http://aviv.raffon.net/2009/06/15/MonthOfTwitterBugs.aspx">L&#8217;idea è venuta ad Aviv Raff</a>, già coinvolto nel <a href="http://browserfun.blogspot.com/">Month Of Browser Bug</a> creato da <a href="http://www.metasploit.com/">H.D. Moore</a>, per mettere in luce quanto sia importante la cura della sicurezza dei servizi terzi che utilizzano le API di Twitter. Non ci vorrebbe molto a scrivere un worm che, sfruttando tutte queste vulnerabilità, impatti su un gran numero di utenti di Twitter.</p>
<p>Sarà sicuramente interessante leggere tutte le vulnerabilità che verranno pubblicate durante il mese.</p>
<hr />
<p><small>© <a href="http://www.matteocarli.com">Matteo Carli</a> - <a rel="license" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/">Creative Commons 2.5 (by-nc-sa)</a></small></p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Le Webmail sono morte, viva le Webmail</title>
		<link>http://www.matteocarli.com/2009/03/le-webmail-sono-morte-viva-le-webmail.html</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Mar 2009 11:05:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Carli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il fenomeno Webmail 2.0 è scoppiato da quando Google con la sua Gmail, ha scosso i concorrenti proponendo svariati giga per archiviare la propria posta elettronica online. Non sempre però va tutto come dovrebbe e succede che la privacy della propria casella viene messa a rischio da vulnerabilità XSS e CSRF; evidentemente di criticità media-bassa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il fenomeno Webmail 2.0 è scoppiato da quando Google con la  sua Gmail, ha scosso i concorrenti proponendo svariati giga per archiviare la propria posta elettronica online.<br />
Non sempre però va tutto come dovrebbe e succede che la privacy della propria casella viene messa a rischio da vulnerabilità XSS e CSRF; evidentemente di criticità media-bassa nella svariata maggioranza di casi.<br />
In questo caso però, grazie alla somma di più problemi un attacker può modificare le configurazioni delle caselle di posta elettronica delle vittime, impostando l’inoltro automatico di tutte le mail in arrivo verso un account e-mail da egli controllato. In tal modo è possibile violare la riservatezza delle caselle delle vittime senza ricorrere ai comuni metodi di identity stealing (cookie stealing, credential stealing), ma semplicemente inviando e-mail, preparare ad arte, alle vittime.<br />
La pericolosità di questa tecnica è resa critica grazie a tre fattori:</p>
<ol>
<li> semplicità di exploiting (cross-browser)</li>
<li> scarsa awareness della vittima (nessuna interazione richiesta oltre all&#8217;apertura della mail stessa)</li>
<li> diffusione sul web (ampia diffusione della piattaforma vulnerabile e possibilità di propagazione virale)</li>
</ol>
<p>Sia chiaro, nessuna novità nella categoria delle vulnerabilità delle Web Application, ma una dimostrazione di come l&#8217;insieme di alcune di queste può portare ad uno dei più gravi problemi mai registrati on-the-wild su Web Application. <strong>I bug scoperti sono adatti per sfruttati da quello che potrebbe essere uno dei più grandi e gravi <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/XSS_Worm" target="_blank">Worm delle Web Application</a>: numero di domini Internet coinvolti maggiore di 10 (cross-domain) e semplicità di propagazione.</strong></p>
<p>Prima di scendere nei dettagli del funzionamento dell&#8217;attacco è doveroso precisare che il problema è stato corretto a tempo di record dal vendor che si è dimostrato attento alla sicurezza dei propri clienti.</p>
<p><span id="more-290"></span></p>
<p>Le WebMail interessate dalle vulnerabilità sono quelle basate sul framework di messaggistica &#8220;Memova&#8221; sviluppato da Critical Path. Si tratta di una soluzione per la gestione della posta elettronica <a href="http://www.criticalpath.net/About/Customers.html">enormemente diffusa sul Web</a> .</p>
<p>Giusto per riportarne qualcuno:</p>
<ul>
<li>Tiscali IT/UK/NL</li>
<li>Wind</li>
<li>Telecom</li>
<li>Vodafone</li>
<li>Swisscom</li>
<li>Telefonica</li>
<li>Virgin</li>
<li>Sonera</li>
<li>Terra.es</li>
<li>Telia</li>
<li>T-Mobile</li>
<li>FastwebNet</li>
<li>Ono</li>
<li>Regione Puglia</li>
<li>Regione Sicilia</li>
<li>Diversi domini gov.uk</li>
</ul>
<p>Si tratta di ISP diffusi in Europa con una enorme base di utenti.<br />
Ovviamente su ciascuna installazione, la soluzione Memova è stata opportunamente personalizzata, sia nel look che nelle funzionalità per venire incontro alle necessità del cliente, ma le caratteristiche di base sono comuni e, purtroppo, comuni sono anche le vulnerabilità.</p>
<p>Il grafico che segue riassume la vita dell&#8217;attacco che può essere portato a termine grazie alle vulnerabilità scoperte:</p>
<p><img class="alignnone" title="Vita dellattacco" src="http://www.matteocarli.com/files/2009/03/webmail_vector_small.png" alt="" width="459" height="340" /></p>
<ol>
<li>L’attaccante invia una e-mail preparata ad arte alla casella e-mail della vittima</li>
<li>La vittima legge l’e-mail e in maniera trasparente viene impostato l’inoltro automatico di tutte le e-mail in ingresso</li>
<li>Conoscenti, colleghi ed amici della vittima scrivono e-mail alla vittima stessa</li>
<li>Tutte le e-mail in ingresso nella casella della vittima vengono inoltrate all’attaccante in maniera  trasparente.</li>
</ol>
<p>L’impostazione dell’inoltro automatico è solitamente disponibile all’utente sotto le voci &#8220;Impostazioni&#8221; o “Opzioni” della WebMail. Questa opzioni non viene tuttavia consultata e modificata di frequente, per cui un’eventuale modifica di queste configurazioni passerebbe verosimilmente inosservata per parecchio tempo.<br />
<strong>In alcune Webmail, interessate dalle vulnerabilità, non viene concessa all’utente finale la possibilità di impostare l’inoltro automatico tramite il menù delle opzioni</strong>; in tale scenario è praticamente impossibile per la vittima disabilitare le opzioni di inoltro, impostata grazie alle vulnerabilità scoperte, senza il supporto dell’assistenza tecnica dell’ISP.</p>
<p>Per il Proof of Concept delle vulnerabilità sono state analizzate le tre più popolari WebMail italiane (almeno in termini di account registrati) che tra l’altro fanno uso tutte e tre del framework Memova:</p>
<ul>
<li>Tiscali</li>
<li>Libero (Wind)</li>
<li>Virgilio (Telecom)</li>
</ul>
<p>Tramite l’invio di una mail <strong>contenente un unico vettore di attacco è possibile infettare gli account di tutte e tre le WebMail</strong>, impostando le opzioni di inoltro automatico verso un account di posta elettronica controllato dalla vittima. Nonostante il PoC sia stato testato solo sulle 3 WebMail sopra descritte, è verosimile attendersi che anche nelle installazioni presso altri clienti, il software di filtering di Memova sia vulnerabile a questo XSS.</p>
<p>Per l’invio della mail l’attacker ha la necessità di creare un testo ad-hoc in modo da sfruttare le vulnerabilità presente sui filtri di validazione dell’input presenti nelle WebMail coinvolte. Il vettore riportato sopra è studiato ad hoc per evadere i filtri anti XSS di tutte le WebMail testate, sia nella loro vecchia versione, sia nella loro nuova versione 2.0 (basata su tecnologia Ajax). All’apertura della mail, il vettore inviato viene posizionato nel codice HTML di un iframe preposto alla visualizzazione del testo di ciascuna e-mail.<br />
Il codice del vettore richiama un file JavaScript ospitato su un server Web in possesso all’attaccante che viene eseguito nel contesto dell’iframe (es: mioisp.it )<br />
In alcune delle implementazioni testate esiste un meccanismo di &#8220;protezione2 per limitare i danni provocati da XSS abbinati a CSRF: il dominio dell’iframe in cui viene letta la mail (e quindi eseguito il JavaScript) è differente dal dominio della WebMail (es. mail.mioisp.it).<br />
Esiste tuttavia un meccanismo per aggirare queste limitazioni:</p>
<ul>
<li>occorre individuare un secondo XSS sullo stesso dominio della WebMail (es. mail.mioisp.it) e senza la presenza del token di sessione (che non abbiamo ancora a disposizione)</li>
<li>tale XSS (di tipo reflected) viene richiamato come source di un iframe creato all’interno del frame di lettura della mail</li>
<li>il Reflected XSS può avere accesso alla document.location della WebMail (steso dominio), riuscendo così a recuperare il token di sessione</li>
<li>Il reflected XSS può a sua volta lanciare attacchi CSRF verso pagine del dominio &#8220;mail.mioisp.it&#8221; riuscendo così a modificare i settagli dell’inoltro automatico</li>
</ul>
<p>Svincolato dalle restrizioni della <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Same_origin_policy" target="_blank">Same Origin Policy</a>, ed in possesso del token di sessione il codice del reflected XSS può effettuare chiamate XmlHttp verso qualunque risorsa presente sul dominio &#8220;mail.mioisp.it&#8221;.<br />
In particolare la URL da chiamare per impostare il forward automatico delle mail in arrivo è:</p>
<ul>
<li>POST /cp/ps/Mail/preferences/SetForward</li>
</ul>
<p>Questa pagina è sempre disponibile sulle installazioni testate di Memova, anche in quelle in cui l’opzione di inoltro automatico non è disponibile per gli utenti finali della WebMail.</p>
<p>Come già ipotizzato qualche riga sopra, in una ottica teorica, ma praticamente realizzabile e funzionante, potrebbe essere creato <strong>un &#8220;worm&#8221; che sfruttando le vulnerabilità riportate sia in grado di auto replicarsi leggendo la rubrica o i mittenti e-mail presenti nella “inbox” della vittima.</strong> In questo modo si creerebbe un effetto a catena che comprometterebbe milioni di caselle e-mail interessate dalle vulnerabilità.<br />
Avendo, inoltre,il controllo completo della casella e-mail della vittima sarebbe possibile effettuare il furto d&#8217;identità scrivendo e-mail a nome della vittima senza fare lo spoofing degli header.</p>
<p>Sulla base di una scelta &#8220;etica&#8221; e per rispetto nei confronti di tutte le parti coinvolte (la privacy degli utenti da una parte, il rispetto del lavoro di professionisti dall’altra) <strong>il codice sorgente e le specifiche tecniche alla base del PoC non verranno divulgate</strong>.</p>
<p>E&#8217; disponibile un <a href="http://www.matteocarli.com/files/2009/03/webmail_video.html">video dimostrativo</a> (le notizie che si vedono a 2 minuti e 24 secondi evidenziano la data di registrazione) di quanto fin ora descritto e una <a href="http://www.matteocarli.com/files/2009/03/advisory.pdf">advisory dettagliata</a> del problema.</p>
<p><strong>Rosario Valotta<br />
Matteo Carli</strong></p>
<hr />
<p><small>© <a href="http://www.matteocarli.com">Matteo Carli</a> - <a rel="license" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/">Creative Commons 2.5 (by-nc-sa)</a></small></p>]]></content:encoded>
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		<title>Crittoanalisi alternativa</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Feb 2009 06:15:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Carli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Social engineering]]></category>
		<category><![CDATA[cryptography]]></category>
		<category><![CDATA[security]]></category>
		<category><![CDATA[xkcd]]></category>

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		<description><![CDATA[Se gli attacchi di crittoanalisi matematica non funzionano, rimane sempre il metodo Rubber-hose. © Matteo Carli - Creative Commons 2.5 (by-nc-sa)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://xkcd.com/538/"><img class="aligncenter size-full wp-image-282" title="Security" src="http://www.matteocarli.com/files/2009/02/security.png" alt="Security" width="448" height="274" /></a></p>
<p>Se gli attacchi di crittoanalisi matematica non funzionano, rimane sempre il metodo <a title="Rubber-hose Cryptoanalysis" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Rubber-hose_cryptanalysis">Rubber-hose</a>.</p>
<hr />
<p><small>© <a href="http://www.matteocarli.com">Matteo Carli</a> - <a rel="license" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/">Creative Commons 2.5 (by-nc-sa)</a></small></p>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Privacy? Questione di numeri</title>
		<link>http://www.matteocarli.com/2008/11/privacy-questione-di-numeri.html</link>
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		<pubDate>Wed, 05 Nov 2008 11:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Carli</dc:creator>
				<category><![CDATA[(In)Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Privacy]]></category>
		<category><![CDATA[Social engineering]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>
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		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[Difficile non aver sentito parlare di Social network negli ultimi tempi. Perfino telegiornali e quotidiani ne stanno parlando. Il fenomeno Facebook è esploso: oltre 100 milioni di iscritti totali e circa due milioni e mezzo italiani. Tra i numeri bisogna intravedere anche account doppioni o abbandonati, ma restano comunque numeri di tutto riguardo. Bello rimanere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Dices" href="http://www.flickr.com/photos/matteocarli/2937814498/"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3082/2886226808_c72afbf754_o.jpg" alt="Dices" width="500" height="333" /></a></p>
<p>Difficile non aver sentito parlare di Social network negli ultimi tempi. Perfino telegiornali e quotidiani ne stanno parlando. Il fenomeno Facebook è esploso: <a href="http://www.insidefacebook.com/2008/08/25/facebook-crosses-100000000-users-at-5pm-pt/">oltre 100 milioni di iscritti totali</a> e <a href="http://faceitalia.com/2008/10/25/ogni-giorno-40-mila-nuovi-iscritti-su-facebook/">circa due milioni e mezzo italiani</a>. Tra i numeri bisogna intravedere anche account doppioni o abbandonati, ma restano comunque numeri di tutto riguardo. Bello rimanere in contatto con gli amici, sempre, in ogni momento. Bello poter contattare amici ora lontani con un solo click.</p>
<p>Un dipendente di una compagnia telefonica Australiana di 21 anni chiama in ufficio per annunciare la sua indisposizione non prima di aver scritto sul proprio profilo di Facebook: &#8220;Kyle Doyle is not going to work, fuc* it i&#8217;m still trashed. SICKIE WOO!&#8221; (ndr. Kyle Doylenon andrà al lavoro&#8230; Sono ancora devastato. VIVA LA MALATTIA!&#8221;). Per sua sfortuna, il suo capo <strong>letta la frase dal feed dei contatti di Facebook</strong>, <a href="http://www.theregister.co.uk/2008/10/23/sickie_woo/">non ha fatto altro che chiedergli il certificato per giustificare l&#8217;assenza</a>. Ammesso che sia <a href="http://www.news.com.au/story/0,27574,24549798-421,00.html">una bufala</a> è così lontano da essere reale?</p>
<p>Andrea Feick e Hannah Emerson, due studentesse sconosciute ma con la passione per Facebook, lo scorso mese, sono state in compagnia di Bono degli U2 in Costa Azzurra. Le due ragazze, aspiranti modelle, hanno inserito le foto della gita su Facebook: dopo il Nikki Beach Bar la compagnia si è spostata sul “Cyan”, lo yacht da 12 milioni di sterline di proprietà del chitarrista degli U2, The Edge per finire all’Oxybar di Saint Tropez. Il tutto per <strong>vantarsene con la piccola cerchia di amici</strong>, se non era per l&#8217;iscrizione di Andrea Feick al gruppo geografico di New York. <strong>Circa un milione di persone che possono accedere al suo profilo e alle sue fotografie</strong>. Non credo che la moglie di Bono sia così entusiasta delle <a href="http://www.dailymail.co.uk/tvshowbiz/article-1080636/What-St-Bonos-wife-say-partying-teenage-girls.html">fotografie viste sul Daily Mail</a>.</p>
<p>Sicuri del numero di amici che avete e di chi siano realmente?<br />
Per non parlare poi delle <a href="http://www.theregister.co.uk/2008/03/25/facebook_exposes_private_pics/">vulnerabilità dell&#8217;applicazione</a> del social network stesso.</p>
<hr />
<p><small>© <a href="http://www.matteocarli.com">Matteo Carli</a> - <a rel="license" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/">Creative Commons 2.5 (by-nc-sa)</a></small></p>]]></content:encoded>
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		<title>Pirati con il vento in poppa</title>
		<link>http://www.matteocarli.com/2008/09/pirati-con-il-vento-in-poppa.html</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Sep 2008 06:05:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Carli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Privacy]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Gallus]]></category>
		<category><![CDATA[labaia]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Flora]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Micozzi]]></category>
		<category><![CDATA[piratebay]]></category>

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		<description><![CDATA[Poco più di un mese fa il sequestro di The Pirate Bay. www.thepiratebay.org.       28800   IN      A       127.0.0.1 Ieri il dissequestro, la prima volta che accade in Italia a riguardo dei provvedimenti di &#8220;censura&#8221; di DNS o IP. La relazione tecnica preparata da Matteo Flora e il ricorso preparato da Giovanni Battista Gallus e Francesco Paolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Poco più di un mese fa il <a href="http://www.ictlex.net/?p=934" target="_blank">sequestro</a> di The Pirate Bay.</p>
<blockquote><p>www.thepiratebay.org.       28800   IN      A       127.0.0.1</p></blockquote>
<p>Ieri il dissequestro, <strong>la prima volta che accade in Italia</strong> a riguardo dei provvedimenti di &#8220;censura&#8221; di DNS o IP. La relazione tecnica preparata da <a href="http://www.lastknight.com/2008/09/26/the-pirate-bay-dissequestro-perizia-matteo-flora/">Matteo Flora</a> e il ricorso preparato da Giovanni Battista Gallus e Francesco Paolo Micozzi <strong>è servita a far ritirare il procedimento di sequestro al Tribunale del Riesame</strong>.<br />
Il motivo della decisione del Tribunale di Bergamo non si conosce, inutile fare ipotesi per ora.</p>
<p>Aspettiamo per vedere quanto ci vorrà per tornare a questo:</p>
<blockquote><p>www.thepiratebay.org.   52928   IN      A       83.140.65.11</p></blockquote>
<p>Il punto secondo me non è di aver difeso ThePirateBay in quanto tale, ma di aver vinto una (piccola) battaglia contro l&#8217;attuale gestione del copyright e della censura.</p>
<p>Per chi si fosse perso le fila della vicenda può leggere in questo ordine <a href="http://labaia.org/blog/123">questo</a>, <a href="http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/scienza_e_tecnologia/musica-digitale/ip-tracciati/ip-tracciati.html">questo</a> e <a href="http://www.lastknight.com/2008/08/23/sono-un-buffone/">questo</a> articolo.</p>
<hr />
<p><small>© <a href="http://www.matteocarli.com">Matteo Carli</a> - <a rel="license" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/">Creative Commons 2.5 (by-nc-sa)</a></small></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Pubblicità, statistiche, profilazione e FoolDNS</title>
		<link>http://www.matteocarli.com/2008/09/pubblicita-statistiche-profilazione-e-fooldns.html</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Sep 2008 17:26:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Carli</dc:creator>
				<category><![CDATA[(In)Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Novità]]></category>
		<category><![CDATA[Privacy]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>
		<category><![CDATA[Advertising]]></category>
		<category><![CDATA[fooldns]]></category>
		<category><![CDATA[marketing]]></category>
		<category><![CDATA[profiling]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Web sta (ri)scoprendo la pubblicità come forma di guadagno. Il problema non sono le inserzioni pubblicitarie in senso stretto, ma la profilazione che sta dietro ad esse. La profilazione (Behavioral targeting) si perfeziona sempre più arrivando a proporre prodotti e/o servizi ai quali si è vulnerabili; per i quali si ha un interesse particolare. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="FoolDNS" src="http://www.matteocarli.com/files/2008/fooldns.jpg" alt="" width="490" height="349" /></p>
<p>Il Web sta (ri)scoprendo la pubblicità come forma di guadagno. Il problema non sono le inserzioni pubblicitarie in senso stretto, ma <strong>la profilazione</strong> che sta dietro ad esse.</p>
<p>La profilazione (<a title="Behavioral targeting" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Behavioral_targeting ">Behavioral targeting</a>) si perfeziona sempre più arrivando a proporre prodotti e/o servizi ai quali si è vulnerabili; <strong>per i quali si ha un interesse particolare</strong>.<br />
Nessuno ha notato i servizi introdotti su YouTube dopo l&#8217;acquisizione da parte di Google?</p>
<p>Un anno fa insieme a Matteo Flora <a href="http://www.lastknight.com/2007/09/12/end-summer-camp-conferenza-censura-googletistic-wordpress/ ">abbiamo</a> <a href="http://www.matteocarli.com/2007/09/allesc-di-sabato-parlo-di-googletistic-e-sicurezza-della-blogosfera-italiana.html ">condotto</a> delle ricerche sulla diffusione, nel panorama blog Italiano, a riguardo di network di inserzioni pubblicitarie e di statistiche sulle visite. I risultati sono stati tutt&#8217;altro che confortanti. <strong>Google con i suoi AdSense e Analitycs ha una penetrazione intorno al 90% della blogosfera italiana.</strong></p>
<p>Non è strano che <a href="http://www.google.com/intl/en/press/pressrel/urchin.html ">Google dopo aver acquistato la Urchin Software</a> ha reso gratuito un software, Urchin poi rinominato Google Analytics, che <a href="http://web.archive.org/web/20050320025937/http://www.urchin.com/ ">prima costava centinai di dollari al mese</a> nella versione out-sourced? Per precisione di cronaca va detto che la versione gratuita di Google Analytics non comprende tutte le features di Urchin, per quelle è necessario abbonarsi.</p>
<p>Oltre ad usare plug-in specifici come <a href="http://www.noscript.net">NoScript</a>, <a href="http://www.customizegoogle.com">CustomizeGoogle</a>, <a href="http://www.adblockplus.org">AdBlock</a>, ecc c&#8217;è un metodo più semplice e trasparente per l&#8217;utente finale.<br />
Nato da un&#8217;idea sviluppata grazie ai dati emersi dal talk, <a title="FoolDNS" href="http://fooldns.com">FoolDNS</a> è un servizio di DNS creato per proteggere la privacy e bypassare i <a href="http://www.aams.it/site.php?page=20060213082358575&amp;op=download">filtri</a> <a href="http://www.lastknight.com/2008/08/10/thepiratebay-e-deficienza-italiota/">censori</a> dello stato Italiano. Un servizio che rende la navigazione più piacevole. Niente più JavaScript (inserzioni pubblicitarie e tool di statistiche) di tutti quei network che collezionano dati di navigazione senza una esplicita dichiarazione. <strong>L&#8217;idea di fondo è una gestione “casalinga” di inserzioni pubblicitarie e statistiche</strong>: perchè doversi accontentare degli spiccioli che network di inserzioni regalano per ogni click e utilizzare prodotti in out-sourcing per le statistiche?!<br />
Grazie all&#8217;invito nella <a href="http://fooldns.com/beta.html">beta</a>, dopo una settimana di utilizzo, non ho riscontrato problemi. La navigazione risulta estremamente pulita e piacevole sapendo anche che non vengono caricati JavaScript dalla dubbia utilità.</p>
<p>Il servizio, a detta anche delle statistiche, promette molto bene:<br />
<strong>489378</strong> richieste evase negli ultimi 7 giorni, <strong>più di 100.000 banner bloccati</strong> e più di 200 utenti attivi.</p>
<p>I 10 domini più richiesti sono:</p>
<ol>
<li>mail.google.com</li>
<li>www.google.com</li>
<li>www.facebook.com</li>
<li>twitter.com</li>
<li>profile.ak.facebook.com</li>
<li>www.test.fool</li>
<li>www.google.it</li>
<li>feeds.feedburner.com</li>
<li>safebrowsing.clients.google.com</li>
<li>www.google-analytics.com</li>
</ol>
<p>Per i più curiosi quelle che seguono sono le url ordinate per maggior numero di banner sostituiti da FoolDNS:</p>
<ol>
<li>http://www.repubblica.it/index.html</li>
<li>http://www.repubblica.it</li>
<li>http://home.myspace.com/index.cfm</li>
<li>http://messaging.myspace.com/index.cfm</li>
<li>http://www.libero.it</li>
<li>http://www.youtube.com</li>
</ol>
<hr />
<p><small>© <a href="http://www.matteocarli.com">Matteo Carli</a> - <a rel="license" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/">Creative Commons 2.5 (by-nc-sa)</a></small></p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Strane persone i professionisti di sicurezza</title>
		<link>http://www.matteocarli.com/2008/06/strane-persone-i-professionisti-di-sicurezza.html</link>
		<comments>http://www.matteocarli.com/2008/06/strane-persone-i-professionisti-di-sicurezza.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 Jun 2008 20:10:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Carli</dc:creator>
				<category><![CDATA[(In)Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Hacking]]></category>
		<category><![CDATA[Personale]]></category>
		<category><![CDATA[Privacy]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Are you a computer security professional?!&#8221; (InfoWorld) You know you&#8217;re a computer security professional when: [...] You lock your screensaver with twice as much insistence when security friends are around than when strangers are, because you&#8217;re not nearly as worried about a stranger&#8217;s intentions. [...] You suspect that every banner and Flash ad on every [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<a title="Are you a computer security professional?" href="http://weblog.infoworld.com/securityadviser/archives/2008/06/are_you_a_compu.html">Are you a computer security professional?!</a>&#8221; (InfoWorld)</p>
<blockquote><p>You know you&#8217;re a computer security professional when:</p>
<p>[...]</p>
<p>You lock your screensaver with twice as much insistence when security friends are around than when strangers are, because you&#8217;re not nearly as worried about a stranger&#8217;s intentions.</p>
<p>[...]</p>
<p>You suspect that every banner and Flash ad on every Web site is hosting malicious JavaScript.</p>
<p>[...]</p>
<p>You resist every new application install because of the new attack vector opportunities it will bring.</p>
<p>[...]</p>
<p>Your cell phone is password-protected.</p>
<p>[...]</p>
<p>You always slow down when reading security guidance looking for the words &#8220;should,&#8221; &#8220;must,&#8221; &#8220;never,&#8221; and &#8220;always&#8221; &#8212; and you understand their importance.</p></blockquote>
<p>Queste son solo alcune, l&#8217;articolo merita di essere letto.<br />
Paranoia? Forse.</p>
<hr />
<p><small>© <a href="http://www.matteocarli.com">Matteo Carli</a> - <a rel="license" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/">Creative Commons 2.5 (by-nc-sa)</a></small></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il valore delle informazioni</title>
		<link>http://www.matteocarli.com/2008/02/il-valore-delle-informazioni.html</link>
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		<pubDate>Mon, 11 Feb 2008 17:51:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Carli</dc:creator>
				<category><![CDATA[(In)Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Privacy]]></category>
		<category><![CDATA[Social engineering]]></category>

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		<description><![CDATA[Su Effetto Sabato (Rai Uno), sabato pomeriggio, è stato trasmesso un servizio sulla capacità, per un essere umano, di memorizzare informazioni. E&#8217; intervenuto a tal proposito il professore Roberto Vacca ingegnere, scrittore e divulgatore scientifico italiano. Discutendo con Elisa Isoardi, Roberto Vacca ha portato un esempio pratico a testimonianza delle proprie teorie e ha dichiarato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su Effetto Sabato (Rai Uno), sabato pomeriggio, è stato trasmesso un servizio sulla capacità, per un essere umano, di memorizzare informazioni. E&#8217; intervenuto a tal proposito il professore <a href="http://www.robertovacca.com">Roberto Vacca</a> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Vacca">ingegnere, scrittore e divulgatore scientifico italiano</a>.</p>
<p>Discutendo con Elisa Isoardi, Roberto Vacca ha portato un esempio pratico a testimonianza delle proprie teorie e ha dichiarato :</p>
<blockquote><p>Tutti i numeri sono come degli amici.<br />
Quando mi hanno dato il PIN del Bancomat, mi hanno detto: lo tenga da parte e non lo perda.<br />
Io L&#8217;ho guardato, l&#8217;ho preso e l&#8217;ho buttato. L&#8217;impiegata: come fa adesso a ricordarsela?<br />
<strong>E&#8217; una potenza del 2!</strong></p></blockquote>
<p>Roberto Vacca ha tranquillizzato la conduttrice preoccupata per l&#8217;integrità del PIN con:</p>
<blockquote><p>Non si preoccupi&#8230;le potenze del 2 sono infinite!</p></blockquote>
<p>Le potenze del 2 sono infinite, ma il codice PIN dei Bancomat, in Italia, è sempre di 5 cifre.<br />
Avendo sottomano una <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Potenza_di_2#Le_prime_quaranta_potenze_di_due">tabella con le prime potenze del 2</a>, si può vedere come <strong>solamente 3 di esse sono formate da 5 cifre</strong>: 16384, 32768 e 65536.</p>
<p>Se la fortuna non è dalla nostra parte saremmo comunque in grado di trovare il PIN giusto: <strong>lo sportello ATM ritira la tessera magnetica solamente dopo il terzo tentativo errato</strong>.</p>
<p>Per i malpensanti: possibile che tra 1.276.000 spettatori stimati (dati Auditel) abbia notato solamente io questa informazione? Sicuri che tra le altre persone che lo hanno notato non vi sia nessuno che <strong>ci tiene a non farlo sapere</strong>?</p>
<p>Ho contattato il prof. Roberto Vacca in merito all&#8217;accaduto: una persona veramente disponibile e gentile!<br />
Come era ovvio pensare il professore si rendeva ben conto di ciò che stava dicendo: <strong>il PIN è stato sostituito un anno or sono</strong>.</p>
<p>E&#8217; importante <strong>valutare il valore delle informazioni</strong> che ogni giorno forniamo. Non è detto che ciò che per noi è insignificante lo sia anche per il nostro interlocutore!</p>
<p>Ringrazio <a href="http://www.davidemaggio.it">Davide Maggio</a> per la registrazione della trasmissione.</p>
<hr />
<p><small>© <a href="http://www.matteocarli.com">Matteo Carli</a> - <a rel="license" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/">Creative Commons 2.5 (by-nc-sa)</a></small></p>]]></content:encoded>
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