A riguardo dei dati trafugati del progetto Joint Strike Fighter (F-35)

La notizia è passata la scorsa settimana anche sui quotidiani italiani, ma le informazioni più interessanti le ho trovate su “Computer Spies Breach Fighter-Jet Project” del “The Wall Strett Journal”.

Alcuni passi dell’articolo risultano essere interessanti:

In the case of the fighter-jet program, the intruders were able to copy and siphon off several terabytes of data related to design and electronics systems, officials say, potentially making it easier to defend against the craft.

e poi:

Computer systems involved with the program appear to have been infiltrated at least as far back as 2007

Un accesso continuato con un furto di TB di dati sembra essere un qualcosa di premeditato e con un discreto interesse alle spalle. Non credo possibile l’ipotesi di un attacco “casuale”.
Difficile e forse inutile stabilire la vera sorgente dell’attacco; c’è chi parla già del ritorno della guerra fredda.

Da “I signori della truffa”:

C’è una guerra là fuori, amico mio. Una guerra mondiale. E non ha la minima importanza chi ha più pallottole, ha importanza chi controlla le informazioni. Ciò che si vede, si sente, come lavoriamo, cosa pensiamo, si basa tutto sull’informazione!

 

Pirati con il vento in poppa

Poco più di un mese fa il sequestro di The Pirate Bay.

www.thepiratebay.org.       28800   IN      A       127.0.0.1

Ieri il dissequestro, la prima volta che accade in Italia a riguardo dei provvedimenti di “censura” di DNS o IP. La relazione tecnica preparata da Matteo Flora e il ricorso preparato da Giovanni Battista Gallus e Francesco Paolo Micozzi è servita a far ritirare il procedimento di sequestro al Tribunale del Riesame.
Il motivo della decisione del Tribunale di Bergamo non si conosce, inutile fare ipotesi per ora.

Aspettiamo per vedere quanto ci vorrà per tornare a questo:

www.thepiratebay.org.   52928   IN      A       83.140.65.11

Il punto secondo me non è di aver difeso ThePirateBay in quanto tale, ma di aver vinto una (piccola) battaglia contro l’attuale gestione del copyright e della censura.

Per chi si fosse perso le fila della vicenda può leggere in questo ordine questo, questo e questo articolo.

 

Partiti politici: a volte si trovano tutti d’accordo


Creative Commons License photo credit: ƒreg

E’ un momento assai tragicomico per il panorama politico su Web.
Non più di dieci giorni fa Roberto Scaccia segnalò una vulnerabilità sul sito del PD che ha dato il via ad una serie di segnalazioni a tutto campo. Punto Informatico, rifacendosi ad una pubblicazione di Matteo Flora, ha intitolato un articolo “Elezioni, siti Web a rischio?“. Lo stesso Flora ha rincarato la dose con un articolo dal titolo “La politica dell’ignoranza” da dove riporto:

Questi episodi ricordano come l’Italia, sotto questo versante, abbia ancora molto da imparare. Credo che sia assolutamente necessario iniziare a chiedere la qualità.

La lista dei siti Web politici è già lunga, ma sono sicuro che si potrebbe allungare ancora.
Continuare lo sproloquio di domini vulnerabili ha poco senso. Avrebbe senso, forse, segnalare le vulnerabilità attive ai proprietari e ai realizzatori, ma con quale speranza? Forse quella che, nella migliore della ipotesi, non si veda mai risposta.

Non è la fama che cerco, ma una maggiore consapevolezza nelle tecnologie utilizzate, altrimenti che senso ha utilizzarle come propaganda?

Non mi sembra che evitare XSS e SQL Injection (lasciando perdere le altre vulnerabilità meno di moda) sia così complesso. Ma si sa, in Italia, si corre ai ripari solo dopo che si finisce sui canali main-stream; “Striscia la Notizia” in primis. Che tristezza.

Internet è una massa critica, diversa da quella dei media tradizionali, ciò ne richiede un utilizzo consapevole e sincero. Proprio in questi ultimi giorni si è creata una intensa discussione e una lettera aperta dopo una intervista della Dott.sa. Graziottin a Porta a Porta.

Permettetemi un “plis visit de uebsait end plis pech ioars uebsait“.